martedì 8 giugno 2010

Il pozzo dell'anima - 6

In poche ore raccontarono tutto quello che era accaduto in mesi, il tiramolla tra Emma e il fidanzato che nessuna nominava, i viaggi di lavoro e il nuovo accompagnatore di Carla, i premi vinti da Bea, l'unica del gruppo a praticare uno sport a livello agonistico. Sulla rottura tra Vittoria e Adriano calò un momento di imbarazzato silenzio. La versione ufficiale era che si erano lasciati, di comune accordo, senza astio e stupide rivalse e che avrebbero mantenuto anche in seguito un rapporto civile, considerato il tempo trascorso insieme. Avevano chiarito tutti i punti in fretta, organizzato un trasloco e si erano accordati per spartizione di quanto acquistato in sei anni di convivenza. In realtà il rapporto era puramente epistolare, comunicavano via e-mail o con sms ed evitavano accuratamente di incontrarsi. Sei occhi cercarono ogni direzione pur di non posarsi su di lei.
- è il momento di interrompere il silenzio stampa. Non so di chi è la colpa forse di entrambi, forse di nessuno dei due: voleva sposarmi, ho rifiutato, e lui ha pensato che non volessi legarmi veramente. Potevamo restare insieme per la vita, senza doverci consacrare con uno stupido anello, secondo lui senza i voti ero libera di volare via in qualsiasi momento e probabilmente l'avrei fatto. Bianco e nero, zero sfumature. Lui offeso, io offesa. Nessun punto in cui venirci incontro. L'unica via di uscita era separarci. E così è stato. Adesso però, se non vi dispiace, vorrei che non ne parlassimo più.
Le tre amiche rimasero senza parole. Bea che nel frattempo si era alzata per sparecchiare, voltò le spalle per buttare i cartoni delle pizze e in quel momento una lacrima fece capolino all'angolo dell'occhio, aveva ragione a credere che la fissa contro chiese e affini aveva causato la rottura tra i suoi amici. Per una volta, solo quella, avrebbe voluto sbagliare.

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Si fecero le ore piccole, Bea accompagnò Emma a casa perchè crollava dal sonno, poi quando fu il turno di Carla l'amica chiese a Vittoria di fermarsi a dormire da lei. Vic accettò, scesero entrambe e si accomiatarono. Bea diede uno sguardo allo specchietto retrovisore e guardò le due amiche salire le scale che portavano al portone. La colpì la postura di Vittoria. Sembrava fosse più leggera. Eppure sentiva che nel passato dell'amica c'era qualcosa rimasto sepolto dal tempo. Sperò che una lunga chiacchierata con Carla, l'unica del gruppo lontana otto mesi l'anno, potesse aiutarla a far tornar a galla qualunque fosse il problema che la bloccava.

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Carla aveva il pregio di ascoltare e fare pochissime domande, qualità che Vittoria apprezzava molto. Però tanti mesi di lontananza e confidenze scritte su fogli elettronici avevano diritto di replica vis-à-vis, quindi si preparò ad ogni evenutale richiesta. Carla leggeva il dolore negli occhi dell'amica, lo conosceva bene per esperienza diretta, fu discreta, non insistette perchè si confidasse e dopo ore di parole, silenzi, risate e lacrime trattenute Vittoria iniziò a parlare.
Proprio quando Carla si addormentò...

6 commenti:

  1. Ok, prendo la mazzza da baseball e vengo lì.
    Ora le prendi.
    Voglio sapereeeeeeeeeeeeeeeeee!

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  2. Ma c'è dell'autobiografico?

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  3. bellissimo... uao però che curiosità... belle le storie di donne!

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  4. Uffààààààààààààààààà... Come direbbero a Napoli: "Tien a cazzimm!" (sei crudele). :D

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  5. @roccajubba, azz, allora scappo ;D

    @Cindry > no, anche se c'è qualcosa di me in ogni personaggio ;D (lo so sembra una contraddizione in termini!)

    @...daisy...> sono contenta che appassioni :)

    @rospo > ebbene sì, sono crudele! ;D

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